LORENZO LUNGHI

VIBRISSE


live exhibition & launch Condylura11


17 maggio -14 giugno 2026
NUB Project Space - Pistoia


26 giugno - 3 luglio 2026
Gelateria Sogni di Ghiaccio - Bologna


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Artigli, colpi di coda, fiati e fischi. Come un roditore che sabota la macchina espositiva, Vibrisse riconfigura la mostra in un sistema di trasmissione, animato da un movimento pneumatico. Lo spazio assume le sembianze di un complesso sotterraneo, una tana popolata da rottami di organo, dove canne, valvole e schede di controllo si innestano in un circuito scultoreo, che avvinghia l’architettura. Un unico apparato vibratile, un grande organismo in decomposizione, insieme macchina e animale.
La serie fotografica pubblicata nell’edizione di Condylura è parte inscindibile di questo più ampio apparato, che si articola in un complesso visivo e performativo in continua evoluzione e che include la mostra Vibrisse, la performance che la inaugura e le azioni che l’artista realizza in forme ridotte. Presente sin dalla concezione del progetto è infatti la possibilità di una sua rimodulazione ulteriore, installativa e performativa – Vibrisse stessa, dopo la presentazione a NUB Project Space a Pistoia, trova una nuova configurazione a Gelateria Sogni di Ghiaccio a Bologna.
Questa condizione in divenire è ricorrente nel lavoro di Lorenzo Lunghi, la cui opera indaga l’oggetto tecnologico e l’orizzonte speculativo associato, tanto popolare quanto contemporaneo, che ne innerva la percezione. C’è una dimensione celata, occulta, che permea il lavoro dell’artista, che reinterpreta il tecnologico come un’entità a sé stante, della quale riusciamo a percepire i segni, ma che sfugge nella totalità della sua presenza, come un animale crepuscolare. Attraverso una pratica scultorea e live che rimanda ai territori del DIY e dell’hacking – tra autoproduzione, rielaborazione e sabotaggio – Lunghi compie una deviazione del dispositivo tecnologico, orientandolo verso condizioni di anomalia. Viene così stimolata un’altra dimensione, quella della tecnologia come strumento di controllo, sia subìto che autoriferito, e delle schizofrenie dialogiche che emergono da questo rapporto: animale e macchina, protesi e ostacolo, dispositivo e paranoia, strumento e alienazione.
Rispetto ad altri progetti dell’artista, Vibrisse attinge a immaginari meno esplicitamente connessi alla società del controllo, ritrovando il profilo familiare delle campagne e del paesaggio suburbano in cui è cresciuto – dai campi di pannocchie alle infrastrutture in cemento colte nelle fotografie della pubblicazione. Protagonista sottesa della mostra, e delle sue varie rimediazioni, è la figura della nutria, simbolo di cospirazione e disobbedienza alla ragione della macchina, informata da immagini di trattori naufragati per gli scavi sotterranei del roditore, componenti interrati e circuiti rosicchiati. In Vibrisse, la tessitura dell’installazione segue un ritmo ibrido, tra linearità e distorsione. Assume la forma di un sottosuolo, nella quale troviamo tre lavori distinti che compongono però un unico strumento espanso, disteso nello spazio, che condensa e fonde elementi di animalità e di tecnologico. Un organo-carcassa che suggerisce come quella del roditore sia una prospettiva altra, attraverso cui re-immaginare l’uso stesso della macchina, parassitarne la logica originaria, creando nuove forme sensibili, tra fiato e fiuto, atte a una comunicazione vibratile.
Il gruppo scultoreo Tin whiskers prende il nome da un fenomeno metallurgico microscopico, riportato in mostra sulla scala delle obsolete schede di controllo dei registri di un organo elettropneumatico. I baffi di ottone scossi dall’apertura e chiusura delle valvole richiamano le spontanee estroflessioni filamentose che si vengono a creare sulle superfici metalliche sottoposte a tensioni meccaniche, comportando cortocircuiti e richiamando quindi l’idea di sabotaggio e disfunzione. Un fenomeno misterioso, scoperto dalle compagnie telefoniche che indagavano le origini dei danni alle loro infrastrutture – ulteriore rimando all’idea di mostra come apparato di trasmissione e comunicazione. Aggrappati alle pareti con artigli di ottone, Fiati alimenta sia l’orizzonte sonoro dell’ambiente – a metà tra antenna di trasmissione e arto periferico del corpo principale dell’organo – sia l’immagine di una presenza che parassita lo spazio e che nell’abitarlo ha lasciato tracce sommesse. Vibrisse, il grande organo che condivide il nome con la mostra, distende le proprie protrusioni al suolo come fossero tunnel scavati nel terreno. Il termine indica i peli tattili rigidi di felini e roditori, sistemi nervosi che come radar a malapena visibili percepiscono vibrazioni e movimenti, guidando orientamento e comunicazione negli spazi umbratili.
Potremmo immaginare questo strumento come se fosse stato costruito proprio dalle nutrie in tane sotto i nostri piedi,
recuperando componenti di organi abbandonati nelle pievi di provincia. Vibrisse è un grande roditore, che tra soffio, percussione e pressione evoca una esalazione profonda, una cospirazione che emerge dal sottosuolo: miasma di un macchinario sprofondato nel terreno, lamento funebre al roditore ignoto.


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INFO

NUB PROJECT SPACE - PISTOIA
17.05-14.06.2026
nubprojectspace.com




GELATERIA SOGNI DI GHIACCIO - BOLOGNA
26.06-03.07.2026
gelateriasognidighiaccio.com




ph Marco Erpete, Leonardo Quaglieri


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